La prevenzione delle malattie cardiache presenta alcune differenze importanti tra uomini e donne. Gli uomini, ad esempio, tendono a sviluppare problemi cardiaci prima delle donne, mentre gli estrogeni offrono alle donne una protezione relativa fino alla menopausa. Anche i sintomi possono differire: nelle donne sono spesso meno “classici”, come stanchezza, nausea o fiato corto, mentre negli uomini è più frequente il tipico dolore toracico.
A influenzare il rischio interviene anche l’approccio culturale: molti uomini sottovalutano i controlli preventivi e aspettano più a lungo prima di rivolgersi a un medico. Per questo motivo, la prevenzione cardiovascolare negli uomini richiede un intervento precoce, con particolare attenzione allo stile di vita già a partire dai 30–40 anni. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Michela Cera, cardiologa.
Quali sono i fattori di rischio cardiovascolare specifici negli uomini?
Oltre ai fattori di rischio più noti come fumo, pressione alta, diabete e colesterolo elevato, negli uomini assumono particolare importanza alcune condizioni specifiche quali obesità addominale, apnee del sonno e disfunzione erettile.
Lo stile alimentare maschile è spesso caratterizzato da un consumo eccessivo di carne rossa, insaccati, sale e cibo industriale, con una scarsa assunzione di verdure e fibre. Questo favorisce il sovrappeso e soprattutto l’obesità “viscerale”, cioè l’accumulo di grasso a livello della pancia, particolarmente pericoloso perché aumenta l’infiammazione e accelera i processi di aterosclerosi.
Le apnee del sonno, molto frequenti negli uomini obesi, aumentano il rischio di ipertensione difficile da controllare, aritmie cardiache e ictus.
Un segnale importante da non sottovalutare è la disfunzione erettile: secondo le linee guida della European Society of Cardiology, tutti gli uomini con disfunzione erettile dovrebbero essere valutati dal punto di vista cardiovascolare. Questo disturbo condivide infatti molti fattori di rischio con la cardiopatia ischemica e spesso la precede di 2–5 anni, perché i vasi del pene, più piccoli di quelli del cuore, possono mostrare per primi i segni dell’aterosclerosi.
Anche bassi livelli di testosterone e ipogonadismo possono indicare un aumentato rischio cardiometabolico, essendo associati a sindrome metabolica e diabete. La terapia con testosterone, però, non rappresenta una strategia di prevenzione cardiovascolare e va riservata ai casi selezionati e adeguatamente monitorati.
Alimentazione, movimento e abitudini: quanto influenzano il cuore degli uomini?
Un’alimentazione ricca di carne rossa, insaccati, formaggi stagionati, fritti e prodotti industriali favorisce l’aumento del colesterolo LDL e della pressione arteriosa, oltre a promuovere uno stato di infiammazione cronica, terreno fertile per lo sviluppo dell’aterosclerosi.
La sedentarietà riduce la capacità del cuore di adattarsi allo sforzo e peggiora diversi parametri metabolici, tra cui il metabolismo del glucosio, i valori pressori e il profilo lipidico.
Il fumo rappresenta uno dei fattori di rischio più dannosi: provoca un danno diretto alle arterie, accelera i processi aterosclerotici e aumenta significativamente il rischio di trombosi.
L’alcol non deve essere considerato uno strumento di prevenzione cardiovascolare. In caso di consumo, le linee guida della European Society of Cardiology raccomandano di non superare i 100 g di alcol puro a settimana; oltre questa soglia, infatti, si osserva una riduzione dell’aspettativa di vita.

Quando e come valutare il proprio rischio cardiovascolare?
È consigliabile iniziare la valutazione del rischio cardiovascolare in tutti gli uomini di età superiore ai 40 anni, se non sono presenti fattori di rischio noti.
Se invece ci sono già fattori di rischio maggiori, come fumo, ipertensione, dislipidemia, diabete, obesità o familiarità per malattie cardiache, la valutazione del rischio è raccomandata a qualsiasi età.
In uomini di età inferiore ai 40 anni senza fattori di rischio noti, non è indicata una valutazione sistematica.
Gli esami consigliati
Spetta al cardiologo stabilire quali esami siano davvero necessari, evitando test superflui e concentrandosi su quelli più utili per la prevenzione e la diagnosi precoce. Tra gli esami, ricordiamo:
- Misurazione della pressione arteriosa
- Profilo lipidico completo (LDL, HDL, trigliceridi, colesterolo totale, lipoproteina A)
- Glicemia e HbA1c
- Elettrocardiogramma (ECG), soprattutto in chi è iperteso, sintomatico o sportivo
- Visita cardiologica di controllo
- Ecocardiogramma, se indicato dal cardiologo
- Doppler carotideo, in presenza di fattori di rischio
- Test da sforzo, soprattutto per chi pratica sport
- TAC coronarica per valutare il CAC score e/o con metodo di contrasto, in pazienti selezionati, l’aterosclerosi silente
Colesterolo e pressione alta: il mix pericoloso per il cuore maschile
Quando colesterolo alto e ipertensione si combinano, il rischio cardiovascolare non si somma, ma si moltiplica.
Negli uomini, questa combinazione è molto frequente e spesso sottovalutata, perché i sintomi possono essere assenti per anni. In particolare:
- Pressione alta: danneggia lentamente le arterie, “stressandole” come un tubo troppo pressurizzato.
- Colesterolo LDL alto: favorisce la formazione di placche aterosclerotiche che possono rompersi e causare trombi.
Familiarità e rischio cardiovascolare
Se un uomo ha parenti stretti che hanno avuto un infarto prima dei 55 anni, un ictus precoce o una morte improvvisa, il suo rischio cardiovascolare è significativamente più elevato, anche se oggi appare in perfetta salute. La familiarità è uno dei fattori di rischio più importanti perché può indicare una predisposizione genetica a ipertensione, colesterolo alto o aterosclerosi precoce.
Tuttavia, la genetica non è una condanna: rappresenta piuttosto un campanello d’allarme che invita a una prevenzione più attenta e precoce. In questi casi, è fondamentale iniziare i controlli cardiovascolari prima del normale, con visite più frequenti e esami mirati, e porre obiettivi più rigorosi su colesterolo LDL, pressione arteriosa e altri parametri di salute del cuore.
I campanelli d’allarme da non sottovalutare
È importante prestare attenzione ai segnali del proprio corpo, in particolare:
- dolore o pressione al petto (anche intermittente)
- fiato corto inspiegabile
- palpitazioni persistenti
- stanchezza anomala e improvvisa
- svenimenti o vertigini ricorrenti
- dolore a braccio sinistro, mandibola o schiena
- gonfiore alle gambe
- aumento improvviso della pressione arteriosa
- disfunzione erettile
- russamento intenso, associato ad apnee del sonno
Un errore comune è aspettare che “passi”. In cardiologia, il tempo è letteralmente muscolo cardiaco.
Salute mentale e rischio cardiaco
Negli uomini, lo stress e il disagio psicologico spesso non si manifestano con sintomi “classici”, ma attraverso comportamenti come abuso di alcol, iperalimentazione, insonnia, irritabilità e iperattività lavorativa.
Lo stress cronico ha effetti diretti sull’organismo: aumenta i livelli di cortisolo, favorisce l’infiammazione sistemica, innalza la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, e spesso porta a comportamenti compensatori come fumo, consumo di alcol e alimentazione disordinata.
Ansia e depressione, inoltre, sono strettamente associate a un maggior rischio di eventi cardiovascolari. Negli uomini, lo stress viene spesso “normalizzato” e sottovalutato, diventando un rumore di fondo costante che logora lentamente l’organismo.
Per questo, la salute mentale non è separata dalla salute del cuore: è uno dei suoi regolatori più potenti e va considerata parte integrante della prevenzione cardiovascolare.

Prevenire infarto e ictus negli uomini, si può
La prevenzione non è un singolo gesto eroico, ma una somma di abitudini quotidiane. Tra le strategie più efficaci, vi sono:
- smettere di fumare (la più importante in assoluto)
- ridurre il sale e i grassi saturi
- seguire una dieta mediterranea
- fare attività fisica regolare (150 minuti a settimana)
- mantenere peso e circonferenza vita sotto controllo
- controllare pressione e colesterolo
- gestire lo stress
- dormire bene (7-8 ore)
- seguire le terapie prescritte (statine, antipertensivi ecc.)
- ridurre l’alcool
- controllare il diabete
Quali novità o linee guida recenti in cardiologia preventiva riguardano gli uomini?
Negli ultimi anni, la prevenzione cardiovascolare si sta orientando verso un approccio più globale e personalizzato. Non si valuta più solo il colesterolo o la pressione arteriosa singolarmente, ma il rischio complessivo dell’individuo. Particolare attenzione viene oggi data ai livelli di colesterolo LDL, con obiettivi spesso più bassi rispetto al passato, soprattutto nei soggetti a rischio.
L’infiammazione è riconosciuta come un importante fattore di rischio, così come la familiarità per eventi cardiovascolari, che giustifica screening più precoci. In alcuni casi selezionati, si utilizza la TAC coronarica per individuare l’aterosclerosi silente, mentre la valutazione del rischio genetico tramite Poligenic Risk Score sta assumendo un ruolo sempre più rilevante.
Infine, le linee guida promuovono un approccio integrato che coinvolge non solo la cardiologia, ma anche nutrizione, attività fisica e salute mentale, riconoscendo che la prevenzione efficace richiede interventi su più fronti.
I miti più diffusi sul rischio cardiovascolare maschile
- “Se sono sportivo non rischio nulla”
Anche chi pratica sport regolarmente può avere colesterolo alto o una predisposizione genetica al rischio cardiovascolare. - “Se non ho sintomi sto bene”
Ipertensione e aterosclerosi sono spesso silenziose; quindi, l’assenza di sintomi non garantisce protezione. - “L’infarto colpisce solo gli anziani”
L’infarto può verificarsi anche intorno ai 40 anni, soprattutto in chi fuma o ha altri fattori di rischio. - “Il colesterolo è un problema solo se è altissimo”
Non conta solo un singolo valore: è importante valutare il rischio cardiovascolare globale. - “Un po’ di pancia è normale negli uomini”
Il grasso viscerale, accumulato soprattutto intorno alla pancia, rappresenta un rischio reale per il cuore.