Il tumore al seno è la neoplasia maligna più frequente nelle donne. Solo in Italia, nell’ultimo anno, sono stati diagnosticati circa 53.000 nuovi casi, confermandosi come la patologia oncologica più comune in tutte le fasce d’età, sia prima che dopo la menopausa.
Il professor Oreste Gentilini, direttore dell’Unità di Chirurgia della Mammella e responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, affronta senza filtri e senza tabù tutto ciò che riguarda il tumore al seno: quanto è diffuso, perché colpisce anche le donne giovani, quali falsi miti è importante superare e, soprattutto, perché la diagnosi precoce rappresenta ancora oggi l’arma più potente per aumentare le possibilità di guarigione e preservare la qualità della vita.
L’incidenza aumenta con l’età, ma crescono anche le diagnosi nelle giovani
L’età rimane uno dei principali fattori di rischio: più una donna avanza negli anni, maggiore è la probabilità di sviluppare un carcinoma della mammella. Tuttavia, negli ultimi anni specialisti e registri oncologici hanno osservato un fenomeno preoccupante: le diagnosi in donne giovani sono in aumento.
Le cause?
- Cambiamento delle abitudini riproduttive: meno figli, maternità più tardiva e minor durata dell’allattamento riducono la protezione naturale nei confronti del tumore al seno.
- Stili di vita meno sani: sedentarietà, alimentazione squilibrata e aumento del peso corporeo hanno un impatto significativo, soprattutto dopo la menopausa.
- Fattori ambientali ed epigenetici, ancora non completamente compresi, che potrebbero contribuire all’aumento dei casi precoci.
Familiarità ed ereditarietà: non sono la stessa cosa
Molte persone pensano che l’assenza di casi in famiglia sia rassicurante. In realtà, solo il 5-10% dei tumori al seno è legato a mutazioni genetiche ereditarie (BRCA1, BRCA2 e altri geni).
È importante distinguere:
- Familiarità: avere una madre, sorella o figlia colpite aumenta il rischio, ma può riflettere anche la condivisione di comportamenti e fattori ambientali.
- Ereditarietà genetica: la presenza di mutazioni genetiche trasmissibili aumenta molto il rischio e richiede percorsi dedicati di sorveglianza.
Lo stile di vita, invece, incide in modo sostanziale: adottare abitudini sane può ridurre il rischio di circa un terzo, con benefici anche per altre forme di tumore e per la salute cardiovascolare.
Autopalpazione e screening: alleati complementari
La prevenzione del tumore al seno si basa su due pilastri:
1. Autopalpazione
Non è un metodo diagnostico, ma aumenta la consapevolezza del proprio corpo.
Si consiglia di farla una volta al mese, preferibilmente dopo il ciclo mestruale, in un momento di tranquillità (ad esempio sotto la doccia o mentre si applica una crema).
2. Esami di screening
Le raccomandazioni generali sono:
- Dai 30 anni: visita senologica + ecografia mammaria.
- Dai 40 anni: aggiungere anche la mammografia.
Il programma va comunque sempre personalizzato dal medico, in base a età, densità del seno, familiarità e altri fattori di rischio.
Mammografia: i falsi miti da sfatare
È sicura e affidabile. Tra i miti più diffusi:
La mammografia rimane l’esame più importante per la diagnosi precoce, con una riduzione della mortalità del 20% nei programmi di screening.
- “Fa male alla salute”: falso. Le radiazioni sono minime e non comportano rischi, neppure con controlli annuali.
- “Non si può fare con le protesi”: falso. È assolutamente eseguibile.
- “Non serve dopo i 70 anni”: falso. Non esiste un limite di età; la decisione va sempre personalizzata.
Diagnosi precoce: perché fa davvero la differenza
In Italia, la sopravvivenza a 5 anni supera l’88%. Ma quando il tumore viene scoperto in fase iniziale, la probabilità di guarigione si avvicina alla totalità e i trattamenti sono spesso meno invasivi.
Questo rende fondamentale aderire ai percorsi di screening anche in assenza di sintomi.

Non un solo tumore, ma tanti: le differenze biologiche
Il tumore al seno non è una malattia unica. Le principali categorie sono:
- Ormono-sensibili (ER/PR positivi): i più frequenti, generalmente più “tranquilli” ma da trattare con attenzione.
- HER2-positivi: biologicamente aggressivi, ma oggi affrontabili grazie a terapie mirate come gli anticorpi monoclonali.
- Tripli negativi: non esprimono i principali bersagli terapeutici e richiedono spesso la chemioterapia; sono i più aggressivi. Tuttavia, per questa categoria di pazienti, è da poco disponibile l’immunoterapia.
Queste differenze guidano le scelte terapeutiche e la prognosi.
La ricostruzione del seno: un diritto e una risorsa per la qualità di vita
Nonostante le tecniche conservative siano sempre più diffuse, circa il 30–40% delle donne necessita ancora di una mastectomia. In questi casi, la ricostruzione è un passaggio fondamentale per il benessere psicologico, relazionale e intimo.
Oggi circa il 90–95% dei seni delle pazienti può essere ricostruito immediatamente, spesso con tecniche protesiche o con interventi personalizzati in base alle condizioni cliniche.
Il messaggio finale: fidarsi dello screening, senza paura
La prevenzione del tumore al seno è un percorso di consapevolezza e cura di sé. Il messaggio più importante è semplice: sottoporsi agli screening non è pericoloso, e può letteralmente salvare la vita.